Certo, perché credi sia possibile scalare una vetta passeggiando in pianura?
Questa strada, poi, non è così aspra come qualcuno ci vuole far credere. Soltanto l’inizio appare talmente ostruito da rocce e massi da sembrare impraticabile; d’altronde, molti sentieri, da lontano, si presentano scoscesi e inaccessibili solo perché la vista è ingannata dalla distanza. Man mano ci si avvicina, però, tutto ciò che l’occhio incerto aveva sovrapposto e confuso, a poco a poco si chiarisce: e allora quelli che apparivano dirupi e precipizi si trasformano in dolci pendii.
In questi giorni, ho pensato più volte a un modo interessante di tornare, senza grandi risultati.
Poi a ben guardare, quella cosa interessante da raccontare era intrinseca e più che mai evidente nei fatti (venti giorni di assenza da questo blog!).
Il silenzio, non necessariamente significa assenza.
Lo spiega anche il musicista contemporaneo John Cage, in questo preziosissimo video.
Qui alcuni estratti:
I don’t need sound to talk to me.
We don’t see much difference between time and space.
We don’t know where one begins and the other stops.
[...] Immanuel Kant, he said there are two things that don’t have to mean anything:
one is music and the other is laughter.
Don’t have to mean anything, that is in order to give us a very deep pleasure.
[...] The sound experience which I prefer to all the others, is the experience of Silence.
and the Silence almost everywhere in the world known, is traffic.
If you listen to Beethoven or to Mozart you see that they’re always the same,
but if you listen to traffic you see it’s always different.
Qui l’affascinante storia del celebre artista. Qui una lettura decisamente da non perdere.
Ha senso dire a questo punto che fino a questo momento ho trovato un sacco di traffico?
Scatto, per fermare il tempo, ma il tempo corre lo stesso, inesorabile.
Prati verdi Vs. colori sbiaditi.
Maglioni infeltriti e case dimenticate.
Cani, staccionate, ricordi, capelli importabili.
Quel pupazzo… Non c’è più.
Quella casa?
Lui, lei, loro?